Archleaks: il wikileaks per gli architetti

Archleaks: il wikileaks per gli architetti

Grazie al sito www.elmanco.com ho scoperto l’esistenza di un sito molto interessante, soprattutto per gli architetti, e per chi lavora negli studi di architettura e ingegneria. Si tratta di Archleaks, un sito che svela i retroscena della vita negli studi di architettura più importanti, per ora si parla degli studi di tre paesi Italia, Spagna e Regno Unito, ma secondo me presto il fenomeno raggiungerà nuove nazioni. Come il più celebre Wikileaks dal quale prende il nome, anche qui ci sono diverse talpe che raccontano le loro esperienze negli studi, rivelando quello che non si vede dall’esterno, ma che chi frequenta questi ambienti in parte già sa.Nella gran parte degli studi di architettura e ingegneria (ma sospetto avvenga anche in altri settori) i famosi “collaboratori” vengono essenzialmente sfruttati, con stipendi da fame (tutti rigorosamente con partita iva) senza nessuna tutela, con orari che comprendono tranquillamente le 10 ore giornaliere e ritmi lavorativi e di stress al limite della sopportazione. Certo non ovunque è così, ma purtroppo questa è la prassi per molti studi italiani e non.Io personalmente ho lavorato in due studi e mentre il primo era un ambiente normale, il secondo invece era davvero un covo di pazzi esauriti!Mi ritrovo in molti commenti che vengono rilasciati su Archleaks, datori di lavoro nervosi e stressati che insultano e gridano, consegne sempre dell’ultimo minuto che ti costringono al pc per giornate e serate intere, nessun riconoscimento per il lavoro svolto e per il tempo impiegato. Grazie a siti come questi alcune realtà vengono a galla, ci si scambia informazioni e anche se non servirà a molto, è sempre meglio che stare sempre zitti e sopportare tutto. Diversi studi si sono già lamentati dei commenti lasciati e minacciano azioni legali, non se se otterranno qualcosa, in ogni caso, date un’occhiata al sito per farvi un’idea, e se siete dei giovani architetti mi sento di dire una cosa: imparate a dire di no, a protestare, a far valere i vostri diritti, so che non è facile ma l’unico modo per ottenere qualcosa è quello di rifiutare tutti insieme compatti queste situazioni, di farsi sentire, per ottenere il giusto riconoscimento del nostro lavoro.
Per fortuna qualcosa piano piano si muove, se interessati visitate anche www.ivaseipartita.blogspot.com

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