Daccapo

Daccapo

Il libro di Franceschini ricorda molto un film di Ozpeteck: una vita ordinaria e molto noiosa, direi borghese nel senso più classico della parola. Il nostro protagonista vive nell’ombra del padre morente, ha scelto la moglie che suo padre voleva e ha continuato la sua professione di notaio, non fa nulla che si discosti dal personaggio che interpreta di fronte agli altri. Non conosce slanci affettivi, l’allegria, la novità dell’imprevisto: tutto nella sua quotidianità è previsto e scontato. Questo fino al giorno in cui il padre, sentendo la morte vicina, decide di raccontargli tutto, gli fa una rivelazione scioccante e assurda, una notizia che fa venire a galla la sua doppia vita, qualcosa che stride in modo assoluto con la sua immagine di marito fedele e irreprensibile. La confessione porterà Iacopo in ambiente e situazioni del tutto nuovi per lui, scoprirà nuovi amici, una comunità fuori dal comune, e si lascerà per la prima volta trasportare nella vera vita, quella composta da sorrisi, passioni, impulsi, forti emozioni che  lui nella sua vita impregnata di obblighi e tristezza non provava ormai più. Aprendo finalmente gli occhi e cambiando il suo modo di pensare e di guardare, riuscirà ad arrivare a comprendere e capire il padre e ad avvicinarsi ad una moglie chiusa come lui in un mondo di regole e convenzioni.
Un finale del tutto inaspettato e surreale conclude una storia insolita, molto coinvolgente ma deludente a mio avviso per la sua chiusura, una lettura piacevole di poche ore.

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