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Il colore Blue Klein

Il colore Blue Klein
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Luglio 2020: arriva l’estate

Possiamo dire che ora l’estate è decisamente iniziata, e dopo le tinte rilassanti del Tranquil Dawn scelto per rappresentare il mese di giugno, ho pensato a qualcosa di decisamente più, acceso, un colore pieno, vivo, vitaminico, perfetto per rappresentare l’energia e la spensieratezza tipica del periodo estivo (anche se come sappiamo, questa sarà un’estate molto atipica).

Luglio è il terzo appuntamento con questa rubrica sui colori, maggio è stato dedicato al colore Maggese, giugno al Tranquill Dawn e per continuare ho scelto una tonalità di colore che non solo fosse legata al periodo, ma che avesse anche una sua storia particolare, un colore unico, magari poco conosciuto, ma largamente utilizzato:
il colore Blue Klein.


La storia dei colori

Negli ultimi mesi ho letto diverse libri sui colori, si tratta di un tema che mi ha sempre affascinato, a partire già dagli ultimi anni del liceo (quando ho fatto la famosa tesina dell’esame di maturità proprio sul colore).
Mi incuriosiscono non solo gli aspetti tecnici del colore, la nostra percezione delle varie cromie, gli studi scientifici, le scoperte, ma anche la loro nascita, come si sia diffuso ad esempio il blu oltremare, o da dove derivi il fucsia, quali lunghi processi hanno dato via al verderame o come venisse prodotta la biacca.

[ se siete interessati all’argomento, nel post Libri di design: 20 consigli di lettura, trovate una serie di libri sul tema colore]

Sono tanti gli aspetti del colore ad essere affascinanti, come anche la valenza simbolica dei colori, cosa rappresentano nelle varie epoche e nei diversi contesti sociali e infine come oggi possano influire sulla percezione e la fruibilità dei nostri spazi quotidiani.

La maggior parte dei colori più famosi, sono stati ricavati dai tre regni della natura: da quello minerale (terre, carbone e pietre), da quello animale (molluschi e insetti da spremere), da quello vegetale (piante che venivano utilizzate per le tinture).

Si trattava spesso di processi lunghi, complessi e a volte molto costosi, il prezzo dipendeva dalla disponibilità delle materie prime e dalla complessità della lavorazione che portava alla realizzazione del colore desiderato.
Tutto è ovviamente cambiato con l’industrializzazione, quando è diventato molto più facile ed economico ottenere tutti i colori.


La storia del Blue Klein

Il 19 maggio 1960 uno dei più importanti artisti francesi del dopo guerra, Yves Klein, protagonista della corrente del Nouveau Rèalisme, brevettò un nuovo colore, una tonalità di colore blu oltremare molto profondo che chiamò International Klein Blue o meglio conosciuto come il Blue Klein e siglato IKB.

Creò in questo modo il suo vero e proprio marchio di fabbrica, la serie IKB, opere monocromatiche che avevano il suo colore come tema centrale, tele blu luminose e materiche.

“Essenziale, potenziale, spaziale, incommensurabile, vitale, statico, dinamico, assoluto, pneumatico, puro, prestigioso, meraviglioso, esasperante, instabile, esatto, sensibile, immateriale”.
Così si espresse Yves Klein in note manoscritte dopo aver creato il suo colore.

blue klein
Yves Klein davanti all’opera “Grande Anthropophagie bleue – Hommage à Tennessee Williams” (ANT 76) alla galerie Rive Droite, 1960 –Galerie Rive Droite, Paris, France © Photo – Pierre Descargues

Con Klein il colore si trasforma efficacemente in arte, l’IKB diventa il tema centrale delle sue opere, dalle tele alle sculture, fino alle performance art in cui l’artista vernicia modelle nude che fa poi camminare o rotolare su tele bianche o più spesso monocromatiche.

Anthropométries

Ma come arriva Klein a creare la tonalità di colore che lui stesso definisce come “la più perfetta espressione del blu”?
Dobbiamo fare un passo indietro e parlare di uno dei colori più conosciuti, usati e apprezzati del passato: il blu oltremare.
Derivante originariamente dai lapislazzuli, se ne trova traccia già a partire dal V secolo d.C e deve la sua fortuna alla sua bellezza e alla sua resistenza all’usura. Nel periodo rinascimentale era un colore molto ricercato, utilizzato in maniera ossessiva per il manto della Madonna, ed elemento di trattative tra artista e committente in quanto l’uso del blu oltremare era segno distintivo di pregio e valore.
Ovviamente erano molte le alternative non originali che si cercavano di utilizzare per risparmiare e nel ‘800 si cercò quasi subito di realizzare delle versioni sintetiche di questo colore.

Il problema era che il blu oltremare sintetico (chiamato “oltremare francese” perché realizzato da un chimico di questa nazionalità) non era particolarmente apprezzato in quanto troppo piatto: le particelle del pigmento sintetico erano tutte della stessa dimensione e riflettevano la luce in egual maniera, senza dare profondità.

Anthropométrie sans titre (ANT 75), ca. 1960 – Pigment pur et résine synthétique sur papier marouflé sur toile 142.5 x 201.5 cm © Succession Yves Klein c/o ADAGP, Paris

Klein decise di creare il suo blu oltremare e collaborò per oltre un anno con un chimico per realizzare una resina speciale che, mescolata con il blu oltremare sintetico, permettesse al pigmento di avere la stessa lucentezza del celeberrimo oltremare originario.

Il pigmento blu purissimo impiegato nella miscelazione dell’IKB non perdeva la sua naturale brillantezza grazie ad un solvente particolarissimo, una resina sintetica usata normalmente come legante, il Rhodopas M, prodotta dall’industria chimica Rhone–Poulenc, che Klein, insieme con il suo amico Edouard Adam, diluì in una soluzione di alcol etilico e aceto d’etile al 95%. Così miscelata la resina divenne un ottimo legante per i grani del pigmento stesso, ed era particolarmente adatta al blu oltremare in quanto non ne modificava la tonalità.

Il Blu di Klein viene prodotto dal colorificio “Adam” situato a Montparnasse a Parigi. Il titolare storico del colorificio collaborò con Klein alla realizzazione del pigmento.
Nel libro Blu K. ” Storia di un artista e del suo colore tramite le parole di Édouard Adam ” la storia del colore IKB viene raccontata da Teodoro Gilabertche:

«Avevo un colorificio in Boulevard Quinet e ho visti artisti d’ogni genere passare dal mio negozio. Dai più convenzionali ai più estrosi. Yves Klein è stato l’unico con cui ho stabilito un’amicizia e una complicità professionale. Credo di aver avuto un ruolo chiave nell’avventura della monocromia. […] Un giorno mi chiese se potevo aiutarlo a trovare la miscela di una pittura blu luminosa, vellutata, particolarmente resistente. Aveva provato di tutto per legare il pigmento blu oltremare 1311 che comprava da me: la colla di pelle, l’olio di lino, la caseina … senza mai ottenere l’effetto desiderato. Allora mi sono lanciato in quella preparazione tutta blu, ma senza successo. […] Yves ha chiamato il colore IKB, International Klein Blu, il solito sbruffone. Detto questo, l’effetto era fantastico e la formula andava tutelata depositando il brevetto. Mi sarebbe piaciuto essere menzionato come co-inventore: senza di me, Yves non ci sarebbe arrivato. Ma lui era come tutti gli altri artisti: vengono da me in cerca di idee o di suggerimenti, poi mi dimenticano in un batter d’occhio. In questo caso però, con IKB, il prodotto era quasi il lavoro stesso, bastava spalmarlo. Ma non avevo avuto io l’idea, e ora vale milioni! ».
( T. Gilabert, Blu K. – Storia di un artista e del suo colore, 2014, Skira editore)

Quanto detto dal titolare del colorificio trova in qualche modo riscontro esaminando il brevetto del colore Blue Klein: quello che viene effettivamente brevettato non è il colore, ma è la procedura tecnica usata per realizzarlo (in questo particolare caso viene steso con il rullo in maniera estramente uniforme).

Il colore Blue Klein si può oggi ottenere facilmente in altri modi, e la registrazione del brevetto era nel suo caso soprattutto un gesto artistico, una performance più che una reale forma di tutela della propria creazione.


Il colore Blue Klein

Il colore brevettato IBK non è stato mai prodotto su scala industriale, ma nel 2018 in occasione del novantesimo anniversario della nascita dell’artista, è stato introdotto nel mercato grazie alla collaborazione tra la Yves Klein Estate e la Ressource, prestigiosa azienda francese produttrice di vernici.

“Questa tonalità unica è diversa da qualsiasi altro blu” spiegano dall’azienda. “Non è solo un colore; ha una luce e una consistenza specifica, quindi è stato fondamentale inventare un processo specifico per renderne la luminosità. Per farlo ci siamo avvalsi del lavoro e della ricerca di Yves Klein, sviluppando nei nostri laboratori un processo in due fasi: per prima cosa si applica un sottostrato creato appositamente che emula il legante usato da Klein. La sua ruvidezza fissa i pigmenti che aumentano l’intensità della vernice applicata come seconda mano”.

La particolare tonalità di blu brevettata da Klein, divenne una componente fondamentale della sua pratica artistica, lui considerava il blu come il colore dello spazio infinito, un simbolo di spiritualità e trascendenza, l’unificazione del cielo con il mare.

“l’espressione più perfetta di blu. Il blu: la verità, la saggezza, la pace, la contemplazione, l’unificazione di cielo e mare, il colore dello spazio infinito, che essendo vasto, può contenere tutto. Il blu è l’invisibile che diventa visibile. Non ha dimensioni. E’ oltre le dimensioni di cui sono partecipi gli altri colori”.

Il blu che nella sua vastità incalcolabile può contenere tutto, che permetteva al pubblico, una volta entrato in contatto con l’opera, di liberarsi dai dettami imposti dalla società:
“Sono giunto a dipingere il monocromo […] perché sempre di più davanti a un quadro, non importa se figurativo o non figurativo, provavo la sensazione che le linee e tutte le loro conseguenze, contorno, forme, prospettiva, componevano con molta precisione le sbarre della finestra di una prigione.”


Il colore Blue Klein nell’arredamento

Il Blue Klein è un colore profondo e luminoso, quasi vellutato, un colore dalla forte personalità, capace di adattarsi a qualsiasi stile e a resistere allo scorrere del tempo.

blue klein

Un colore vibrante, da usare abbinato a colori tenui e delicati come il bianco, o il beige, oppure in contrapposizione con altre tonalità forti, con colori vivaci e accesi come l’arancione, il rosso il giallo: esprime così un’ulteriore carica di energia e vitalità.

Abbinato ai colori chiari rende l’ambiente estremamente elegante e raffinato, pur conservano una forte personalità, più difficile da utilizzare con colori a contrasto, ma se la scelta viene fatta nel modo corretto, il risultato è pure arte


[trovate tutte le immagini su pinterest]

Al prossimo mese!

[Per chi vuole conoscere altre curiosità sulla storia dei colori, in questo post vi parlo del rosa e del verde]


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