SuperSalone 2021:com’è andata

by Arscity
La design week è finita: possiamo parlare un po’ di questa edizione del Salone del Mobile che è stata decisamente unica, differente da tutto quello che abbiamo visto in passato.
Cominciamo dal nome, non Salone del Mobile ma SuperSalone un modo per chiarire sin da subito che quello che avremmo visto era in qualche modo una fiera che non andava confusa con il classico appuntamento del design milanese, che rivedremo (in chissà quale veste) nel periodo classico dell’anno che ben conosciamo, a primavera 2022.
L’intento era quello di far ripartire le manifestazioni del settore dell’arredo e del design, di dare un segnale di ripresa, di permettere di fare incontrare di nuovi i vari operatori, aziende, rappresentanti, buyer, negozi: tutti avevamo voglia di riprendere a fare quello che amiamo fare, di tornare alle nostre abitudini e ripartire.
Sotto questo punto di vista devo dire che l’intento è riuscito, in generale ho percepito un bel clima, si sentiva la voglia e l’interesse di tornare a esporre e scoprire nuovi brand e prodotti.
Come vi avevo già detto in un post precedente, non è stato quindi il classico Salone del Mobile, ma una manifestazione diversa, dove al centro c’era sempre il design e il mondo dell’arredamento, ma presentato in chiave differente, come un vero e proprio evento, un grande showroom dove le aziende potevano presentare al meglio le loro creazioni messe a catalogo negli ultimi 18 mesi.
Un nuovo format espositivo curato da Stefano Boeri e dal suo team che personalmente mi è piaciuto molto: le aziende e i designer avevano a disposizione uno stand da personalizzare come meglio credevano, tutti disposti in maniera ordinata e con molto spazio a disposizione per potersi muovere.
Non sono stati creati dei percorsi obbligati, ma dei canali aperti, spazi da percorrere in maniera fluida, passando da uno stand all’altro e potendo toccare con mano le proposte di design sospese sui pannelli verticali.
Il concept del sistema espositivo del SuperSalone è stato ideato dallo Studio Andrea Caputo: tutti i materiali e i componenti dell’allestimento sono stati pensati per poter essere smontati e successivamente riutilizzati.
I pannelli di truciolare realizzati con legno riciclato al 100% sono stati ideati per essere poi reimmessi nel ciclo di produzione: una grande attenzione alla circolarità e alla sostenibilità, tematiche che per una volta non solo rimaste solo sulla carta, ma che sono state realmente prese in considerazione.
In totale erano presenti 425 brand espositori, di cui il 16% esteri, c’erano inoltre 39 designer indipendenti e i 170 progetti della mostra The Lost Graduation Show, realizzati da studenti diplomatisi tra il 2020 e il 2021 e provenienti da 48 scuole di design di 22 Paesi.
Le aziende in generale hanno scelto di presentare pochi pezzi, a volte addirittura un solo modello iconico, o pochi prodotti nuovi che ancora non avevano presentato dal vivo.
Gli allestimenti erano piuttosto eterogenei, si passava da quelli semplici ed essenziali, a stand allestiti in modo da attirare l’attenzione, con schermi giganti, sedie e arredi appesi in strane posizioni, composizioni originali o puntando su un prodotto dal design fuori dal comune, che inevitabilmente diventava protagonista di centinaia di foto.
Io ho visitato il SuperSalone il primo giorno di apertura, la domenica, c’era un gran numero di visitatori: rispetto alle altre edizioni c’erano inevitabilmente meno stranieri e una grande quantità di non addetti al settore ma semplici appassionati.
Il SuperSalone infatti era aperto al pubblico, un modo questo per cercare di attirare più visitatori e aprire le porte del design ad un numero più vasto di persone.
I dati finali della manifestazione dicono che ci sono stati 60 mila visitatori, provenienti da 113 Paesi, più della metà sono stati operatori di settore e buyer (il 47% provenienti dall’estero), mentre 1.800 sono stati i giornalisti, accreditati da tutto il mondo.
Da una parte sono molto contenta che questa manifestazione abbia coinvolto più persone possibili, d’altra però bisognerebbe capire come questo si sia tradotto in termini di ritorno economico per le aziende: ricordiamoci infatti che loro hanno dovuto compiere un investimento economico per essere presenti in fiera, e bisognerebbe capire il loro bilancio finale di questa esperienza.
Mi sono piaciute molto le rassegne Take Your Seat / Prendi posizione – Solitude and Conviviality of the Chair / Solitudine e convivialità della sedia, a cura di Nina Bassoli, in collaborazione con ADI / Premio del Compasso d’Oro, che, con 30 sedie insignite del Premio Compasso d’Oro e più di 100 menzioni d’onore, raccontano l’oggetto più iconico e interrogato del design.
Arredi che hanno fatto la storia, belli da vedere e da riscoprire, presentati con un allestimento semplice ma di grande impatto, degni protagonisti di una manifestazione che vuole celebrare il design e avvicinarlo sempre di più alla quotidianità delle persone.
Abbiamo detto quindi che c’è stata una grande attenzione alle tematiche della sostenibilità, ma anche il digitale è finalmente diventato protagonista e valido alleato per l’organizzazione e la fruibilità di questa manifestazione.
Oltre infatti alla massiccia presenza dell’evento del SuperSalone sul web e sui vari social (si contano 1,5 milioni di visualizzazioni di pagina con una media di 90mila utenze giornaliere), ci sono state oltre 22mila scannerizzazioni di QR code tramite la nuova app: quest’anno infatti i vari arredi erano dotati di un QR che riportava subito alla pagina dedicata al prodotto, un modo per ricevere tutte le informazioni necessarie senza dover utilizzare brochure, biglietti e cataloghi.

Concludendo devo dire che questa esperienza del SuperSalone mi è piaciuta: sono stata contenta di vedere ripartire le fiere, di tornare a incontrarsi, parlarsi, vedere e toccare il design di persona.
Data la situazione eccezionale che stiamo vivendo e i tempi stretti che hanno visto l’allestimento di questa fiera, credo si sia fatto un buon lavoro: ci sono tanti spunti interessanti che spero vengono presi in considerazione anche per i prossimi eventi.
Certo le criticità ci sono ( ad esempio i designer emergenti si perdevano completamente tra gli stand dei brandi più grossi, non erano minimamente valorizzati), ma attendo con ansia il prossimo Salone del Mobile, che è davvero molto vicino.
Ph ArsCity
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