Peter Lindbergh: Untold Stories

by Arscity
Fotografie tra moda e arte
A Torino nella zona dell’ARTiglieria Con/temporary Art Center in via Verdi 5 fino al 13 agosto 2021 è possibile visitare “Untold Stories“, la prima mostra su Peter Lindbergh curata dall’autore stesso e presentata, per la prima volta in Italia, nella sua versione completa.

140 fotografie raccolte e selezionate dallo stesso fotografo per un progetto che intende presentare la sua visione artistica, attraverso lavori che vanno dai primi anni ’80 ai giorni nostri.
“La retrospettiva su Peter Lindbergh (1944-2019) è insieme un omaggio, un ritratto e un autoritratto.
La selezione delle immagini è stata curata da Lindbergh stesso, con una lunga immersione nei suoi archivi attraverso quarant’anni di vita e di lavoro.“
Nato nel 1944 e cresciuto a Duisburg, il fotografo tedesco è famoso per i suoi scatti di moda, lavori commissionati e pubblicati da magazine di tutto il mondo come Vogue, Harper’s Bazaar, Interview, Rolling Stone, W Magazine o Wall Street Journal.
È stato lui quasi inconsapevolmente a dare inizio al fenomeno delle super top model degli anni ’90, quando in maniera quasi rivoluzionaria, invece di realizzare foto di moda patinate con modelle in posa, ritrasse un gruppo di giovani modelle sconosciute cogliendole per strada, senza trucco e vestite in jeans e maglietta: erano Linda Evangelista, Naomi Campbell, Christy Turlington, Tatjana Patitz e Cindy Crawford.
Peter Lindbergh è stato pioniere di una nuova forma di realismo ridefinendo gli standard di bellezza: non si ferma all’apparenza, non cancella le imperfezioni, ma cattura la personalità, l’anima dei suoi soggetti, cerca sempre di avere un approccio onesto, credendo che “la bellezza è avere il coraggio di essere se stessi“.
«Dovrebbe essere questa la responsabilità dei fotografi di oggi: liberare le donne, liberare finalmente tutti, dal terrore della giovinezza e della perfezione», scriveva nel 2015 nel suo libro Images of Women II.
La sua visione della fotografia di moda è qualcosa di unico, una forma d’arte che fa parte della cultura contemporanea, che ritrae la moda, le modelle, e le inserisce in un contesto narrativo più ampio.
La mostra che lo stesso Peter Lindbergh ha curato, vuole offrire uno sguardo inedito ad immagini che sono solitamente effimere, destinate a vivere per una sola stagione.
Presentando le sue fotografie in un contesto non fashion è possibile guardarle e osservarle in maniera nuova, cercando diverse interpretazioni e prospettive.
Devo dire che visitando la mostra non si ha quasi mai l’impressione di trovarsi di fronte a fotografie di moda, i vestiti non sono i veri protagonisti ma sono accessori che compongono una storia, un emozione, che servono per dare e suggerirci una sensazione.
Le sue fotografie raccontano delle storie, sono vere e proprie immagini cinematografiche in bianco e nero: il suo stile, le immagini in movimento, il forte contrasto tra il bianco e il nero, le foto ambientate in strade, tutto rimanda al cinema espressionista tedesco e alla sua forza drammatica.
Fotografie che anche con un solo ritratto, con un solo oggetto rappresentato, sono capaci di colpire ed emozionare.
La mostra di Peter Lindbergh “Untold Stories” è stata concepita in tre capitoli: Manifest è la monumentale installazione di apertura, che presenta diversi blueback di grandi dimensioni, realizzata per accogliere e presentare ai visitatori la mostra.
Nella sezione centrale della mostra, Lindbergh ha selezionato dal suo materiale d’archivio le immagini che per lui rappresentano al meglio la sue poetica e la sua produzione: si possono trovare fotografie più famose, insieme ad opere mai esposte prima, tutte organizzate ed esposte in maniera da dare nuove e inaspettate interpretazioni.
“Una mostra intima, quasi un testamento inconsapevole, che si sviluppa come un diario, dove Lindbergh si racconta attraverso le sue immagini.”
La mostra si chiude con un cortometraggio di Lindbergh, Testament del 2013, dove il fotografo realizza il ritratto di Ermel Carrol, un condannato a morte recluso in Florida.
Il video mostra lo scambio silenzioso tra la telecamera di Lindbergh ed Elmer Carroll che trascorre 35 minuti a guardare attentamente il suo riflesso: meditativo, introspettivo e con un’espressione facciale minima.
Un modo per l’artista di continuare a parlare delle tematiche a lui care e che ritroviamo nei suoi vari lavori: l’introspezione, l’empatia e la libertà.
La mostra è organizzata a Torino dal Kunstpalast, Düsseldorf, in collaborazione con Peter Lindbergh Studio, Parigi ed è visitabile fino al 13 Agosto.
Per tutte le informazioni: www.paratissima.it
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