Il colore Maggese

by Arscity
Maggio 2020: nuovi progetti
Da un po’ di tempo pensavo di iniziare una specie di rubrica, un appuntamento mensile che presentasse in qualche modo il mese che stava iniziando.
Non mi era chiaro come impostarlo (e forse non mi è chiaro del tutto neanche ora), ma mi piaceva l’idea di una specie di editoriale / presentazione del mese/ mooodboard da riproporre ogni mese. Dato che ho imparato che se si aspetta troppo nel fare le cose, alla fine non si conclude nulla, ho deciso di iniziare con questa nuova idea e di vedere come procedere man mano che passano le settimane.
Quindi eccoci qui, Maggio 2020, la parola che mi è venuta subito in mente pensando a questo maggio è Maggese.
Si lo so, starete penando sai che originalità, ma ho pensato alla parola maggese non tanto in riferimento alla pratica agricola, ma al colore Maggese
Il colore Maggese
Sono sicura che molti di voi non sanno dell’esistenza del colore maggese, io stessa ne ho sentito parlare per la prima volta qualche settimana fa, finendo di leggere uno dei mie tanti libri dedicati al colore.
[se cercate delle letture interessanti su colore e design, trovate alcuni titoli qui]
Ma partiamo dall’inizio: con il termine maggese si indica “una pratica agricola che consiste nella messa a riposo di un appezzamento di terreno per restituirgli fertilità. Il termine indica, per estensione, lo stesso terreno sottoposto a tale pratica, nonché il complesso delle operazioni necessarie per realizzarla”.
Maggese viene dal latino Maius (maggio), questo mese era infatti il periodo che in passato si era soliti dissodare il campo. La pratica del maggese è stata usata costantemente fino al XVII secolo circa, quando si scoprì che non era necessario lasciare incolti i campi, e che sarebbe stato più conveniente dal punto di vista economico, adibire i campi alla produzione del foraggio per il bestiame. In questo modo il terreno veniva fertilizzato dalla coltivazione del foraggio e allo stesso tempo, si produceva qualcosa che poteva essere utilizzato e venduto.
Se molti conoscono il termine maggese legato alla pratica agricola della messa a riposo dei terreni, pochi sanno che indica anche un colore, e in particolare il marrone pallido della terra arata.
In un indovinello inglese del X secolo troviamo il termine fallow usato nel senso di colore maggese (fealo deriva dal germanico e indica come detto il marrone tipico della terra arata): è uno dei più antichi colori di cui sia abbia traccia scritta in inglese.

Nato quindi come colore, il termine maggese viene poi usato dal 1300 in poi la messa a riposo dei terreni: possiamo dire che, almeno in inglese, nasce prima il colore maggese che la pratica agricola e probabilmente le ha dato anche il nome.
Dal punto di vista dalla cromia, possiamo dire che il maggese ricorda un po’ il colore caramello, fa venire in mente il colore dell’erba secca, ma anche del manto di alcuni animali che si devono mimetizzare con la terra. Molti per ricordare questa tinta cromatica utilizzano la parola daino più che il termine maggese che in effetti è poco usato.
Possiamo dire che il maggese è un colore tenue, dalle tonalità neutre, si adatta bene a quasi tutti i tipi di ambiente anche se ha bisogno di essere utilizzato in combinazione con altri colori per acquisire una sua personalità.
A seconda dei contesti più essere utilizzato con tonalità cromatiche a lui vicine come il marrone, il camoscio, il kaki, per creare un effetto tono su tono, ma personalmente mi piace utilizzarlo in contrasto con colori più forti come il blu, il senape o il rosa.
[Per chi vuole conoscere altre curiosità sulla storia dei colori, in questo post vi parlo del rosa e del verde]
A parte la storia interessante che c’è dietro l’origine del maggese, mi sembrava il colore perfetto per rappresentare questo mese particolarmente incerto per tutti noi:
siamo tutti un po’ “a riposo” ma dobbiamo comunque continuare a prenderci cura di noi, della nostra vita, dei nostri sogni, “coltivare” le passioni che ci rendono vivi e che ci permettono di affrontare meglio le cose che accadranno, un giorno alla volta.
[trovate tutte le immagini su pinterest]
Al prossimo mese!
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